Cosa vuol dire essere dislessico?

Tra i disordini cognitivi che possono ostacolare il processo di apprendimento, la dislessia è quello più frequentemente riscontrato. Facciamo chiarezza su cosa vuol dire essere dislessico e come affrontare questa problematica.

Il disturbo, di solito, emerge in età scolare e si manifesta nella difficoltà nel pronunciare dei suoni e, quindi, nel parlare in maniera sciolta, nel leggere in modo fluente e nello scrivere delle frasi grammaticalmente corrette e un testo che sia ben strutturato a livello logico.

Le cause di tale disordine non sono ben chiare, esistono varie teorie sull’origine della dislessia e la più accreditata sostiene che dipende da un’anomalia a carico di alcuni geni che regolano le funzioni legate al linguaggio e alla lettura. Secondo altre ipotesi scientifiche, il deficit è causato da un cattivo funzionamento del cervelletto che controlla le abilità motorie e linguistiche.

Alcuni scienziati affermano, invece, che la dislessia abbia origine dalla limitata capacità di alcune aree del cervello di rappresentare e decodificare in maniera corretta i suoni delle lettere dell’alfabeto.  Vi sono, inoltre, delle teorie che riconducono a cause psicologiche, come la scarsa autostima o traumi emotivi dovuti a problemi familiari o a situazioni di abbandono e di emarginazione sociale.   

Una persona dislessica non deve essere considerata malata, bensì affetta da una disabilità, pur avendo un quoziente intellettivo che rientra nella norma e svolgendo una vita del tutto regolare.

Nel caso ti sia stato diagnosticato un problema di dislessia, non preoccuparti, perché esistono tante soluzioni per ridurre o anche per eliminare completamente gli ostacoli che non ti permettono di parlare, di leggere e di scrivere con disinvoltura e senza intoppi.

Disturbi della dislessia che riguardano il linguaggio

In ambito scolastico, la dislessia è classificata tra i disordini DSA ossia “disturbi specifici di apprendimento”,  e sono considerati tali anche la disortografia, che affligge la capacità di scrivere parole e frasi corrette dal punto di vista ortografico e grammaticale, la disgrafia, che causa la tendenza a riprodurre una grafia illeggibile e alterata e la discalculia che, invece, concerne il settore della matematica e si palesa nella notevole fatica a decifrare i numeri e a eseguire dei calcoli mentali.

Per chi, come te, soffre di dislessia, la scuola elabora un piano BES che consiste nell’individuare i “bisogni educativi speciali” e nel mettere in pratica delle particolari strategie di apprendimento che possono aiutare a ottimizzare le performance di linguaggio, di lettura e di scrittura e a potenziare le capacità di apprendimento.  

Vediamo quali sono i sintomi della dislessia nel campo del linguaggio, alcuni di essi insorgono precocemente e possono essere spia del problema molto tempo prima dell’età scolare:

  • ritardo nel parlare: già dai primi anni di vita, un bambino dislessico deve sforzarsi parecchio e, a volte senza risultati, per pronunciare e per apprendere i primi vocaboli e le lettere dell’alfabeto, tanto da maturare un bagaglio linguistico molto povero che, dopo i 24 mesi, è composto da meno di 50 parole. Intorno ai 30 mesi di età, non riesce ancora a combinare due parole insieme;

  • difetti di pronuncia: è un’impresa articolare il suono di parole lunghe ed è difficile associare sempre a ogni lettera il suono corrispondente, per cui si generano confusioni nella pronuncia di lettere diverse, con l’abitudine a scambiare un vocale o una consonante per un’altra e/o a mescolare le sillabe tra loro all’interno di un vocabolo;

  • inciampi fonologici: un dislessico non sa suddividere una parola nei diversi suoni che la compongono, se gli viene chiesto di fare lo spelling, non riesce a scandire bene le vocali e le consonanti perché le confonde e perché non ricorda quale sia il suono corretto di molte o di alcune di esse;

  • difficoltà metafonologiche: questa problematica consiste nel non saper ricostruire una parola a partire dai suoni. Se, invece di essere lui a fare lo spelling, è un’altra persona a pronunciare un termine scandendo il suono di ogni lettera, chi è affetto da dislessia non riesce a riconoscere il vocabolo pronunciato, né a ricordare il suo significato;

  • incomprensioni del linguaggio figurato: i bambini trovano spesso piacevole imparare le filastrocche e giocare con le rime, ma la dislessia rende tutto molto complesso ed è quasi impossibile individuare le rime e le metafore, nonché imparare a memoria e ripetere brevi frasi, motti, proverbi, filastrocche e poesie.

Se sperimenti simili disagi nel parlare, un logopedista può aiutarti a rimuovere i difetti di pronuncia e a migliorare le abilità di comunicazione, con speciali tecniche terapeutiche.

Puoi anche svolgere degli esercizi utili per conto tuo: nel caso ci sia qualche parola che ti risulta difficile da pronunciare, chiedi a qualcuno di scandire lentamente ogni lettera e ripetila più volte, fino ad arrivare a una pronuncia perfetta dell’intero termine.

Se confondi vocali e consonanti tra loro, procurati delle flashcard su cui sono disegnate le lettere dell’alfabeto e sono scritti degli esempi di parole che contengono i suoni da apprendere. Potresti dedicarti a un simpatico gioco che consiste nell’indovinare la pronuncia di una lettera alla volta e nel ricordare le parole associate a quel suono, è un ottimo allenamento linguistico che, se svolto con frequenza, ti porterà a raggiungere buoni risultati.

I disagi più frequenti nella lettura degli studenti dislessici

I disordini di linguaggio che la dislessia provoca si ripercuotono, purtroppo, anche nelle abilità che riguardano il leggere e lo scrivere, analizziamo le principali difficoltà di un dislessico nella lettura:

  • tendenza a confondere le righe di un testo: una delle manifestazioni più tipiche è il non riuscire a visualizzare bene lo spazio grafico durante la lettura, per cui capita spesso che un dislessico salti le righe di un brano e non riesca a tenere il segno mentre legge;

  • inversione delle lettere: un’altra situazione che si verifica frequentemente nella lettura è la distorsione delle parole, invertendo l’ordine delle lettere oppure sostituendo vocali e consonanti con altre;

  • omissione di parole: oltre a saltare le righe del testo, un dislessico tende anche a saltare intere parole;

  • sensazione della presenza di disegni e simboli al posto delle parole: può accadere che un vocabolo venga saltato perché il dislessico lo percepisce come un simbolo grafico diverso o come un disegno;

  • sensazione di movimento degli elementi nel testo: alcuni studenti con dislessia sostengono di non essere in grado di leggere tutte le parti di un brano in sequenza perché hanno l’impressione che parole e righe si muovano sulla pagina;

  • non comprensione di quanto letto: è molto difficoltoso il comprendere e memorizzare il contenuto di un passaggio appena letto, anche se breve e semplice;

Le performance di lettura di una persona dislessica sono parecchio scarse, stentate e inespressive, tuttavia, quando ascolta un testo letto da qualcun altro, riesce a capire e a ricordare tutto ciò che ha ascoltato e questo potrebbe essere una strategia di studio funzionale per abbattere gli ostacoli di apprendimento.

Fortunatamente, per ovviare a questi inconvenienti, puoi ricorrere a diversi stratagemmi, come usare una riga e un segna-riga mentre leggi che ti aiuterà a non perdere il segno e a non confondere un rigo con un altro.

Un altro escamotage efficace è chiedere a qualcuno di leggere il testo che devi studiare per te e di fermarsi dopo tre o quattro parole oppure ascoltare la lettura registrata e bloccare la registrazione dopo poche parole, in tal modo puoi ripetere immediatamente quello che hai ascoltato e memorizzare più facilmente i concetti da ricordare. Questo esercizio ti servirà anche per migliorare la pronuncia dei vocaboli.

Quali sono le problematiche in cui una persona dislessica incorre nella scrittura?

Per comprendere meglio cosa vuol dire essere dislessico è bene esaminare anche i disagi riscontrati nella scrittura che purtroppo sono numerosi, ma possono essere superati con opportune soluzioni.

Come nella lettura, quando un dislessico scrive dimentica spesso alcune parole, oppure le scrive in modo sbagliato perché inverte le lettere e le sillabe che le compongono o le sostituisce con altre. Può anche capitare che inverta l’ordine delle parole in una frase e, pertanto, ciò che scrive può risultare del tutto incomprensibile.

Un’altra difficoltà consiste nel non saper creare e organizzare il testo in modo logico, sviluppando le idee secondo uno schema chiaro, un soggetto con dislessia esprime concetti confusi e lo scrivere un riassunto o un tema diventa una missione pressoché impossibile.

Per migliorare nella scrittura compi un piccolo passo alla volta, con l’aiuto di un tutor esperto nella didattica per dislessici: inizia con il lavorare sulle singole parole, ascolta come il tuo insegnante pronuncia un vocabolo, ripeti ogni lettera a voce alta e scrivila subito dopo averla ripetuta, così facendo eviterai di commettere degli errori di ortografia.

Poi puoi passare alla costruzione di frasi brevi composte da soggetto, verbo e complemento, allenati a scrivere vari periodi di questo tipo e poi a legare con le congiunzioni, come “e”, “o”, “ma”, “però”, le frasi che sono attinenti tra loro e che hanno dei legami logici. Si tratta di un metodo davvero fruttuoso per saper scrivere delle frasi corrette sul piano grammatica e per imparare a realizzare un testo coeso sul piano del contenuto e dello sviluppo logico.  


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